Pubblicato in: Sognatrice

“Dipendente del tempo”

Vi capita mai di andare in ansia per il poco tempo a disposizione e correre come matte/i facendo il possibile per fare tutto ciò che dovete fare? Ecco…questa non sono io. Ah-ah! Nel senso che io sono una programmatrice del tempo fin da ragazzina. Mi so organizzare alla grande e se ho tipo un’ora per fare un miliardo ci cose …beh io ci rinuncio e … mi metto a dormire. Sì. Proprio così. Passo da voler spaccare il mondo e spostare monti a … prendere la mia copertina, sdraiarmi nel mio letto e dormire. Odio fare le cose di fretta. Di sicuro finirei per farle malissimo o peggio mi andrebbe tutto storto. Quindi utilizzo quell’ora o anche mezz’ora per dormire e riposare. Per poi svegliarmi all’ora stabilita ( dove c’è già programmato l’impegno successivo). La mia vita giornaliera è fatta di impegni programmati sulla mia agenda del cellulare. O signor, non sempre. Mi appunto le cose noiose che devo fare ( e così segnandole mi aiuto a ricordare di farle) e le cose meravigliose a cui non posso rinunciare! Poi è logico non riesco a programmi tutte le 24 ore come si deve. Amo vivere anche il tempo libero che ho, come viene. Diciamo che se ho degli impegni piacevoli o no, mi piace essere puntuale e portarli a termine con calma e serenità. Senza corse e nervosismi inutili. Tipo l’altra mattina, avevo deciso con mia madre di andare a camminare all’aperto, in mezzo al verde! Ricordate la mia promessa che le feci allo Strawoman di Milano a giugno? Ecco diciamo… che ho mantenuto la promessa solo adesso. A novembre. Un po’ in ritardo. Mea culpa. Tra i lavori ed impegni miei e suoi, e a volte e forse spesso, la mia poca voglia di andarci, abbiamo di continuo rimandato. Avevo solo un’ora di tempo per camminare? Ecco, abbiamo mantenuto i tempi e tutto è andato liscio. Serene e soddisfatte…E la giornata era perfetta.

Diciamo che se mi togliessero l’ora, io di sicuro andrei in panico. Lì di sicuro! Devo sempre avere sott’occhio l’ora. Non so perchè. Forse perchè tengo ad alcune mie routine. Forse. Anche se, quelle poche volte che esco alla sera, mi piace non avere limiti di tempo e mi godo la serata … controllando sempre l’ora! Non ce la faccio a non guardare!Ah-ah!Ah-Ah!

Voi invece? Siete come me? O l’opposto?

Buona serata, buona notte e buoni sogni.

Sonia

Pubblicato in: Testi Falliti

“Primo Testo fallito, finito!”

Eccomi qui a scrivere di nuovo nella mia nuova rubrica “Testi falliti”. Nel precedente articolo avevo promesso che avrei riportato la secondo parte del racconto, l’indomani. Ma non l’ho fatto. Ho preferito lasciarvi il tempo di leggerlo con calma. Ora è arrivato il momento di raccontare il seguito. Spero che vi piaccia e che vi tenga compagnia x almeno 10 minuti. Buona lettura Gente.

…“Lucia ti presento Gaia, l’investigatrice privata.”

Il cuore mi arrivò dritto in gola. Era lei. La ragazza del lago con Matt. Porca miseria. Non posso seguire questo caso. Non può essere una coincidenza che lei abbia cercato me. E poi lui, Matt che ieri sera mi chiedeva di cosa mi stessi occupando. In 10 anni di storia non si era mai interessato.

“Buon giorno signorina Gaia. E’ un piacere conoscerla.”
“Piacere mio.”

Menzogna. Una grossa menzogna. Non ho per nulla piacere a conoscerti, sgualdrina.

Carlo mi fissava confuso. Aveva capito che c’era qualcosa che non andava nel mio atteggiamento. Nella mia voce e nei miei occhi. In pochi secondi, capì. Capì che era lei la ragazza che avevo visto stamattina. Stava per dire a voce alta mentre stavo facendo accomodare Lucia, un “Oh cazzo!” ma riuscì a tapparsi la bocca. E disse all’improvviso.

“Caspita Gaia! Mi ero dimenticato che ieri sera mi aveva chiamato quel cliente …ti ricordi…quello del caso di settimana scorsa …”

Io lo guardavo perplessa. Non capivo cosa stesse facendo.

Sì, dai hai capito. Emanuele. Il Signore Emanuele. Era scosso. Molto agitato. E ha detto che dovevi richiamarlo subito stamattina che aveva delle cose importantissime da dirti. Quindi se per Lucia non è un problema, forse è meglio che lo chiami e ci parli con calma.”
“Ok, va bene. Magari posso passare più tardi o forse meglio domani mattina, quando avrà più tempo da dedicarmi. Desidero tanto che mi aiuti. E non voglio conoscerla e parlare di questa cosa di fretta. Quindi facciamo domani oppure mi chiami lei. Ok?”

In pochi secondi la situazione si era ribaltata. E io non potevo fare altro che annuire e dire che l’avrei chiamata io appena avessi avuto un momento tranquillo.

“Ok, grazie mille. Aspetto una sua chiamata. Buon lavoro.”

“Grazie al cielo.”

Il mio corpo ricadde a peso morto sulla mia sedia.

“Era lei? Era lei vero? Porca miseria! Ma perché qui?”

“E secondo te perché qui? Ce la mandata lui! Le avrà consigliato di venire da me perché sa come lavoro!”

“Mascalzone di merda. Era certo che non lo avrei scoperto di loro due. Mi sottovaluta il bastardo.”

“Devi dargli una lezione. O lo fai tu o lo faccio io.”

Povero Carlo. Mi dispiaceva per lui che soffrisse per me. Non se lo meritava. Non mi piace che le mie amicizie stiano male per me.

“Tranquillo dai. Me la risolvo io.”

“Ehi, non fare quella che consola l’amico preoccupato quando è lei a soffrire. So a badare a me stesso. Sei tu che devi essere consolata e aiutata.”

Gli sorrisi e lo abbracciai.

“Cosa farei senza di te. Comunque a questo punto io vado da Matt e non me ne frega un cazzo se sta lavorando al suo prossimo quadro. Gli devo parlare. E tu chiami Lucia e le dici che non possiamo accettare il caso. Ok?”

“Cosa? No! Non posso farlo! A parte tutte queste circostanze, questo è un caso serio di stupro che non ha attirato l’attenzione della polizia. Vogliamo veramente abbandonarla anche noi?”

Lo so perfettamente che aveva ragione. Che lo stupro della sorella non aveva colpe e doveva ricevere aiuto e lo stupratore doveva per forza essere consegnato alla polizia. Ma io …

“Ma io non ce la faccio Carlo. Non riesco a stare qui in questa stanza e far finta di nulla. Stare qui a guardare questa ragazza ed essere cosciente e lucida e pensare solo al caso.”

“Cavolo, così mi fai pensare che il tuo stupro passa di seconda importanza rispetto al male che ti ha fatto lui. Ti ha fatto così tanto male? Ti ha così ucciso questa storia con lui?”

“La violenza subita è qualcosa che devo affrontare con il tempo magari seguita da una psicologa. Ma il male che mi ha fatto lui. Questo dolore lo devo risolvere adesso. Con lui. A quattro occhi. Sono due dolori totalmente diversi, credimi. Ti prego non farmi affrontare le due cose assieme con questo caso…”

“Ok, capisco. Ma non la chiamo subito. Magari domani.”

“Ok, va bene. Io adesso vado da lui. Non so se faccio ritorno oggi. Prenditi una giornata libera. Ci vediamo domani.”

Lasciai il mio ufficio e mi misi in moto. Ero agitata. Guidavo piano o avrei perso il controllo, talmente mi tremavano le mani.

Entrai nel suo laboratorio. Avevo anch’io le sue chiavi di casa. Lui non me le chiese mai indietro. Anzi il contrario. Mi disse che potevo tenerle.

“Ciao, bellezza! Che sorpresa! Come mai qui? Tutto bene?”

“Ciao …no, non va affatto bene.”

“Dimmi… cosa è successo?”

 Gli tirai uno schiaffo. Avevo pronta un pugno ma alla fine optai per quello.

Lui tenne gli occhi bassi. Aveva capito che io sapevo.

“Sì, l’ho conosciuta. E no, non me l’ha detto lei. Vi ho visto io stamattina, al lago.”

“Non è come pensi. Ti posso spiegare.”

“Sì? E come penso? Voi due state assieme. Te la scopi. Ah per la cronaca, ti scopi anche la sottoscritta. Ho azzeccato?”

Aveva lo sguardo passivo. Sembrava addolorato. Ma oramai chi capiva i suoi sguardi falsi?

“Sì, è la mia ragazza.”

“Cazzo! Ha solo 20 anni! Tu ne hai 10 di più! Ma non ti fai schifo da solo!?! Tu poi che guai ad andare con quelle più piccole!”

“Calmati per favore. Io non avevo calcolato nulla. E’ successo. L’ho conosciuta per caso. E da lì è nato tutto …”

“Stai zitto! Non voglio conoscere la vostra love story! Non me ne frega un cazzo! Tu hai continuato a cercarmi sessualmente, lurido bastardo! Ma chi cazzo sei?”

“Sapevi cosa avevo passato. Sapevi del mio dolore. Del mio shock e hai continuato ad usarmi a tuo piacimento… ti è piaciuto scoparti due contemporaneamente vero?”

“Ammetto che sia stato eccitante ma non ti ho usato. Tu per me sei ancora irresistibile. Hai un corpo da favola. Il tuo viso mi fa ancora impazzire. E fare l’amore con te è …unico.”

“Ma che cazzo mi stai dicendo?”

“Voglio dirti che sono ancora attratto da te solo che non sono più innamorato di te. Se no avrei continuato a dirti Ti amo. E’ stato difficile per me allontanarmi da te. Poi dopo quello che hai subito, non potevo abbandonarti. Ogni volta che ti guardavo e che stavamo vicino, il mio corpo chiedeva di te… lo so che è osceno quello che sto dicendo ma è così. Ti ho amato per 10 anni e sono ancora pazzo del tuo corpo e ti adoro come amica. Ma niente di più.”

Lo guardavo senza dire nulla ma forse il mio sguardo diceva molto e lui lo aveva capito.

“Hai ragione…sono una merda. Ti ho usato e ho usato anche Lucia. Me ne vergogno. Ma credimi se ti dico che ho provato a dirti che avevo un’altra e che volevo smettere a venire a letto con te ma …”
“Due scopate meglio di una.”

“No, non dire così. Ogni volta che tu mi affrontavi e mi chiedevi se avevo un’altra, mi assaliva la paura. La paura di perderti per sempre. Io amo la nostra amicizia e non potrei vivere senza.”

“Ma così hai fatto di peggio lo vuoi capire?!?!”

“Mi hai mentito per mesi? Quanti?”

“Sei mesi.”

“Uao! Sei mesi …di menzogne. Io non so più chi sei. Io vorrei menarti. Vorrei dartele di santa ragione. Vorrei vederti sanguinare  e piangere. Sei un farabutto.”

“Hai ragione. Dimmi come posso fare per farmi perdonare. Farò tutto quello che vuoi.”

“Ti direi lasciala. E’ solo una bambina che vive una apparente storia figosa con uno più grande e che ti sicuro ti mollerà fra 2/3 anni. Ma la vita è tua e io non ti do ordini. Rovinatela come vuoi. Ma adesso la mia vita non la devi più sfiorare. Sono libera dalle tue menzogne.”

“No, ti prego non dire così. Lo so che sono un bastardo senza cuore. Ma non mi lasciare. Sii mia amica, ti prego. Perdonami. Tu sei migliore di me. Insegnami ad esserlo.”

“Non posso. Ho già i miei demoni da sconfiggere e non posso averti al mio fianco e risolvere anche i nostri problemi. Tu hai fatto la scelta di stare con quella bambina. Io faccio la mia. Mi dispiace. Addio.”

Mi voltai senza aspettare una sua reazione. Basta, era finita. Io ero finita. Ero davvero a pezzi. L’ultimo tassello di vita che avevo me lo aveva portato via. Mi aveva sotterrato viva. Mi sentivo così. Soffocata. Dalla sue menzogne. Ora era arrivato il momento di pensare a me.

Tornai in ufficio sicura di trovare un po’ di pace. Ma invece trovai Carlo seduto alla sua scrivania che guardava il telefono dell’ufficio.

“Cosa fai?”

Non si era accorto che ero entrata e sobbalzò.

“Ciao! Che fai qui? Non dovevi andare da lui e poi … in giro?”

“No, ho detto che sarei andata da lui e  poi …boh.. Tu che fai invece? La giornata libera che ti ho dato?”

“Sì sì, adesso vado  ma stavo cercando le parole per abbandonare Lucia e Ilaria.”

“Ah già. Senti dille che mi dispiace ma ho troppo lavoro. Consigliale Federico. Lui è davvero molto bravo e umano. Di sicuro risolverà il caso in poco tempo.”

“E se ci provassi io?”

“Cosa? Sei sicuro?”

“ Beh ti ho seguito molto e ho appreso parecchio. Il lavoro da segretario mi piace ma se provassi a fare un passo in avanti?”

“Di sicuro le potenziali ce le hai. E hai il mio appoggio. Pensaci bene e vai fino in fondo.”

“Ok, penso che lo seguirò io. Al limite ti chiederò aiuto.”

Nel frattempo avevo lasciato l’ingresso e mi ero diretta nel mio ufficio. Mentre lui parlava, io raccoglievo le mie cose.

“Cosa fai? Dove stai andando?”

“Ho detto a Matt che ho chiuso con lui e … mi sento a pezzi, Carlo.”

Scoppiai a piangere. Seriamente. Molto forte. Le lacrime andavano e non volevano smettere di scendere. Lui corse in mio soccorso. E mi abbracciò. Forte. Mi accarezzava la testa. E mi diceva.

“Sfogati, piccola. Sfogati.”

Siamo rimasti così in quel caldo e bagnato abbraccio per diversi minuti. Sembrava un tempo illimitato.

Mi ero seduta sulla mia sedia cercando di ricompormi viso e trucco, quando Carlo entrò e mi portò una tazza di caffè macchiato. Sapeva coccolarmi. Mi conosceva. Lui, mi conosceva e mi rispettava come nessun altro.

“Cosa hai deciso di fare?”

“Voglio andarmene per un po’. So che può sembrare che sono una codarda ma ne ho bisogno. E poi se tu seguirai il caso, io non potrei vederla. Devo proprio cambiare aria. Andrò a stare da mia madre e lavorerò con lei alla pensione di cani e gatti. Mi farà bene il contatto con gli animali e la natura.”

“E … andrai da una psicologa che ti aiuterà per la tua violenza e per il tuo cuore spezzato. E soprattutto dirai a tua madre cosa ti è successo. Tutto.”

Sì, penso che lo farò. Carlo sei davvero caro. Ti adoro. Mi raccomando, scopri chi ha stuprato quella ragazza e dalle giustizia. Lo stupro è …”
“… è l’omicidio dell’anima. Lo so. E ne sono convinto anch’io.”
“Se hai bisogno, chiamami o chiama Federico. Di sicuro lui ti aiuterà volentieri. ”

“Mi mancherai un sacco. Quando tornerò penseremo di risolvere anche il mio di caso.”

“Te lo prometto Gaia.” Carlo uscì per lasciarmi sola a sistemare il tutto con calma. Poi sarei andata a casa a riposarmi. A riposare la mente che non faceva altro che mettersi in moto vedendo e rivivendo tutti i dolori vissuti negli ultimi tempi. Ma era arrivato il momento di affrontare il tutto. Era arrivato il momento reagire. Basta correre e scappare in moto. Ora si camminava a piccoli passi.

Eccoci alla fine del mio primo Testo Fallito. Piaciuto? No? Pazienza. A me sì. Magari il prossimo vi illuminerà. O magari il vostro testo lo potrà fare a me! Io sono qui che aspetto vostre email! Non vedo l’ora! Buttatevi!

Buona serata, buoni notte e buoni sogni

Sonia

Pubblicato in: Testi Falliti

“Primo Testo Fallito. Primo step.”

Eccola è arrivata ed è nata. La nuova rubrica! La mia e la vostra!!! Testi falliti. Opere rifiutate o mai lette da nessuno. Non vedo l’ora di pubblicarle pian piano. Le mie ma soprattutto le vostre! Ho voglia di scriverle e crearne delle nuove e sono impaziente di leggere le vostre! Spero tanto che qualcuno si butti e me le invii…Altrimenti aspetterò con calma e pazienza un vostro passo verso la mia casella email.

Iniziamo dal mio. Allora questo è un racconto che ho inviato ad un concorso letterario dove metteva dei limiti minimi di lunghezza. Minimo 10 pagine. E visto che la mia prima regola che ho dettato era “testi brevi”, ho deciso di pubblicare una parte del racconto. Così da permettere a menti pigre come la mia, di staccarsi e farsi un break. E magari riprendere domani la lettura della seconda parte. Prometto che la pubblicherò (sperando di avere il tempo e la memoria di farlo!Ah-ah!Ah-ah!).

Si intitola : “Fermati e pensa”.

Piccola asterisco. Voglio avvertire tutti i miei seguaci che, conoscendomi, potrei scrivere spesso testi su donne, violenza sulle donne e differenza di sesso. Non è detto. Ho scritto anche di testi che non c’entrano nulla. Però volevo solo sottolineare che potrebbe accaddere. Non voglio annoiarvi ma non so come spiegarlo. E’ un tema che mi sta troppo a cuore. Fa parte di me. Come fa parte di me la musica e l’amore per gli animali. Sono quelle cose che non puoi fare altro cha amarle,respirarle e lottare per loro. Ognuno di noi ha dei “chiodi fissi vitali” no? Questi sono i miei.

Ora passiamo al testo. Spero che vi piaccia. Spero che avrete la voglia di condividere le vostre opinioni, come fate sempre (E IO AMO LEGGERE I VOSTRI PENSIERI PER ME!). E spero che viviate un momento di relax lontano dal mondo esterno. Buona lettura ragazze/i.

“Girati.”       

“Guardami negli occhi e dimmi la verità.”

Non sapevo che da quel momento in poi avrei ascoltato solo una marea di bugie.

“Bellezza, non ti sto mentendo. Non potrei mai farlo. Non a te. Sei la persona più importante della mia vita. Non ti direi mai delle menzogne. Non a te. Mai.”

Continuava a parlarmi con quei occhioni nocciola, teneri e apparentemente sinceri. Come di una persona che mai e poi mai di pugnalerebbe alle spalle. O dritto al cuore, senza che te ne accorgi.

“Ok. Ti credo. Guai a te se mi menti o mi nascondi qualcosa. Stai tranquillo che se scopro che mi prendi per il culo, io e te abbiamo chiuso.”

La pioggia fine continuava a scendere. Quasi non si sentiva. Eravamo troppo presi a studiarci negli occhi. Presi ad ascoltare i nostri sentimenti. Presi a decidere cosa dire e cosa fare.

Lo salutai. Misi il casco e salì sulla mia moto. Era ora di andare a lavorare. Un nuovo caso di omicidio irrisolto mi aspettava. Lui rimase lì ad ammirarmi mentre volavo via. Quel giorno, non lo rividi più.

Arrivai nel mio studio privato. Sulla mia porta c’era scritto Investigatrice privata Gaia Benedetti.

Ultimamente mi ero occupata solo di casi di omicidi irrisolti. Non so per quale motivo le famiglie delle vittime si rivolgevano a me. La polizia non riusciva più a portare a termine quasi più nulla. Forse perché negli ultimi 10 anni gli omicidi stavano aumentando sempre di più ed era difficile stare a dietro a tutti. Sempre più privati si rivolgevano a me e ai miei colleghi investigatori.

“Buon giorno Carlo. Scusa il ritardo ma dovevo incontrare una persona importante …”

“Buon giorno … Chi? Il tuo “amico” spara cazzate?”

“Piantala … non spara cazzate. Ha solo una vita complicata. E mi ha giurato che non mi mentirebbe mai.”

“Se lo dici tu … cambiando discorso. Abbiamo un caso importante di cui occuparci. E non si tratta di omicidio. Ma … di stupro.”

Solo a sentire quella parola lo stomaco mi si strette fortemente. Avevo timore ad affrontare quei temi e quasi mai accettavo quei casi.

“Carlo sei il mio segretario oramai da quanto tempo? 5 ? 6  anni?”

“Sette. Sono sette anni oramai.”
“Peggio ancora. Sai perfettamente che non mi voglio occupare di casi di violenza. Per me è troppo difficile e personale. Lo sai …”

“Lo so ma è venuta la sorella della vittima a chiedere aiuto. E’ una ragazza giovane di 20 anni. Mi ha fatto molto tenerezza e tristezza assieme. Mi parlava con le lacrime agli occhi.”

“E’ andata alla polizia a chiedere aiuto per la sorella?”

“Sì ma non le hanno dato molto ascolto. Sai che sono sommersi dai casi di omicidio e un caso di stupro viene lasciato in secondo piano.”

“Certo. Come se fosse meno importante. “Lo stupro è l’omicidio dell’anima.” Ma nessuno lo vuole capire porca puttana. Ok, passami il fascicolo. Se ne esiste uno.”

“Sì, breve ma c’è. La vittima è Ilaria, la sorella maggiore di 27 anni. E’ stata violentata in pieno centro, nel tardo pomeriggio di 3 giorni fa. E’ stata portata all’ospedale e le hanno fatto il kit stupro che è risultato positivo. Ma non c’è segno di sperma. Lo stupratore ha usato il profilattico. E’ stato furbo. E calcolatore. Lo aveva programmato. No?”

“Sì, lo penso anch’io. Ma lei era cosciente?”

“No, non si ricorda molto. Stava passeggiando in quella via carina, alberata che affaccia sul lago. Hai presente?”

“La via Firenze, sì ho presente. E’ abbastanza frequentata. Nessuno ha visto nulla?”

“No, in quel momento no. Lei stava tornando dal lavoro. Erano … le 18:05. Ad un certo punto sente qualcuno che le mette un braccio attorno al collo e un fazzoletto sulla bocca. In pochi secondi sviene. E da lì non ricorda nulla. Si è svegliata un’ora dopo su una panchina distante un km da dov’era l’ultima volta. In una piazzola completamente isolata e in mezzo al nulla.”

“Probabilmente avrà utilizzato il cloroformio. Però è un prodotto che non si trova facilmente. Magari lavora in qualche laboratorio o in ospedale …”

“Si anch’io ci ho pensato. La sorella non mi ha detto nient’altro. Solo che lei non si ricorda nulla. E che non voleva neanche sporgere denuncia. Lucia l’ha convinta. La polizia le ha fatto capire che non avevano ne risorse ne tempo, così ha deciso di lasciare perdere. Ma non Lucia. E’ venuta da noi all’insaputa della sorella. Lei vuole a tutti i costi che si trovi il colpevole.”

“Quindi in pratica non abbiamo la collaborazione della vittima? E io come faccio a risolvere il caso?”

“Beh Lucia mi ha fatto capire che sa tutto della sorella. Vivono insieme e condividono tutto. Lei è un’ottima risorsa se abbiamo bisogno di qualcosa. “

“Sì, ho capito ma non è la stessa cosa. Non posso accettare il caso. Non ho i mezzi e la collaborazione della vittima.”

“Beh …”

“Oh Carlo. Tu hai già accettato il caso. Ma come ti sei permesso? Dovevi prima parlarne con me! Sai benissimo che io sono il capo e sono io che prendo le decisioni!”

“Lo so benissimo e l’ho sempre rispettato ma tu devi affrontare questo problema. Non puoi continuare ad evitare questo discorso. Sono passati quasi 5 anni da quando sei stata … violentata. E non ne mai parlato. Non hai mai affrontato la questione e non hai mai risolto la cosa. Questo caso ti potrebbe aiutare.”

“O potrebbe distruggermi. Non ci hai pensato? Non credi che potrebbe uccidermi?”

“Sto già affrontando un momento difficile con questo mio “amico/fidanzato” che mi guarda negli occhi e mi parla come se mi stesse prendendo per il culo …”

“Forse perché lo fa …”

“Smettila … poi tu vieni qui a dirmi che è ora che affronto i miei demoni? Ma hai idea di quanti sentimenti contrastanti e incasinati sto provando negli ultimi anni?”

Le lacrime iniziavano a scendere come nulla. Erano secoli che non piangevo davanti a qualcuno. Solo Matt mi vedeva piangere. Solo lui. Forse perché solo lui era il mio più grosso dolore amoroso. Lo stupro mi aveva ucciso l’anima. Si era preso la parte migliore di me. E ora volevo solo stare tranquilla a vivere quell’amore che credevo eterno. Ma Matt a quanto pare non era più d’accordo con me, visto che mi aveva  lasciato solo 10 mesi fa. Uno stupro e una rottura d’amore. Che bel periodo di merda no?

“Senti lo so che stai affrontando due grossi ed enormi problemi che io posso solo immaginare, ma questa ragazza era davvero a pezzi. Non ho mai visto nessuno così distrutta. E se non riesco ad aiutare te che sei la mia miglior amica, voglio aiutare questa ragazza. Se tu non accetti il caso, lo farò io anche se sono un semplice segretario.”

Mi fece un sorriso timido con gli occhi pieni di lacrime. Non lo avevo mai visto così.

“Ok, lo accetto. Ti sta a cuore seriamente questa ragazza. Non ti sarai mica innamorato?”

Gli diedi un colpetto sulla spalla e gli sorrisi.

“ Innamorato? No, voglio solo aiutare un’amica aiutando una ragazza che ha bisogno.”

Uscì dal mio ufficio. Io presi in mano il fascicolo ed inizia a rileggere quelle poche parole che descrivevano il fatto più tragico di Ilaria.

Erano oramai le 23:45 quando senti una mano sulla mia spalla. Mi stava accarezzando mentre dormivo sulla scrivania. Alzai la testa di scatto. Il cuore batteva ad un ritmo velocissimo. Mi girai e vidi Matt che mi tranquillizzava.

“Calmati bellezza. Sono io. Ti ho cercato tutta sera sul telefono ma non rispondevi. Ho provato anche qui in ufficio ma partiva di continuo la segreteria. Mi sono preoccupato e sono corso qui.”

“Come hai fatto entrare?”

Mi mostrò la copia delle chiavi che gli feci anni fa. Per le nostre fughe d’amore. Quando mio padre andò in pensione, portai avanti io la baracca. Iniziai presto a lavorare. Ha soli 18 anni ero la segretaria di mio padre. A 20 anni iniziai la mia carriera da investigatrice privata. Da sola. Mio padre mi diceva sempre che ero nata per farlo. Ce l’avevo nel sangue. Così senza il timore di essere beccata da mio padre, io e Matt venivamo qui a coccolarci. E gli avevo lasciato le chiavi per delle eventuali seratine romantiche che lui puntualmente mi organizzava a sorpresa.

“Ah sì, hai ragione. A proposito dovrei cambiare la serratura. Metto in conto.”

“Perché? Hai paura che ti rubo qualcosa? Potrei tenerle in caso ti possa succedere qualcosa.”

“Ho casi molto importanti e privati in questo studio. Li devo difendere. Oramai non siamo più una coppia. Quindi non possiamo essere una cosa sola. E poi in caso di necessità c’è sempre Carlo.”

“Ma siamo amici. Giusto? Non ti fidi di me?”

Lo guardai per 5 secondi lunghissimi. Come facevo a rispondergli sì quando le mie sensazioni mi urlavano che mi mentiva. Sentivo che aveva un’altra donna ma lui continuava a negare.

“Certo che mi fido. Solo che questo è il mio lavoro. La mia unica vita. Lasciamela vivere come voglio. Almeno questo.”

“Ok, scusa. Eccole. Te le lascio. Non c’è bisogno che cambi serratura. Allora che ci fai qui a quest’ora? E perché non rispondevi?”

“Ho messo il silenziatore e la segreteria perché mi stavo occupando di un caso importante e non volevo distrazioni.”

“Però quella distrazione è qui al tuo fianco.”

 Indicò la mia bottiglia di Amaretto di Saronno. L’unica forza che mi teneva compagnia nei momenti di solitudine, tristezza e poca voglia di vivere. Forse stavo iniziando ad abusarne. Non lo so.

“Sì, ho bevuto solo un bicchierino per fare pausa e staccare il cervello.”

“Di cosa si tratta? Di quale caso ti stai occupando?”

“Niente. Un caso come altri. Omicidio.” “ Senti è ora che torno a casa. Ho voglia di lavarmi e andare a letto.”

“…E mangiare anche, no? Ci scommetto che non hai cenato? Giusto?”

“Sì, ma non importa. Sono troppo stanca.”

“Dai ti offro un boccone da qualche parte …”

“No, lascia stare. Vado a casa.”

“Ok, allora vado. Buona notte piccola.”

Mi diede un bacio sulla guancia e uno sulla fronte. Uscì salutandomi con un sorriso timido. Sapeva essere così maledettamente dolce e convincente, che mi mandava in confusione!

Presi le mie cose. Spensi le luci e chiusi la porta. Salì sulla mia moto senza voltarmi. Dritta verso casa. Non avevo notato che Matt, nascosto, mi stava osservando con un sguardo serio. Quasi minaccioso.

La mattina dopo uscì presto come mio solito. Erano solamente le 06:30. Mi piaceva andare al bar a fare colazione lungo il lago. Con la calma e la pace che solo le luci di prima mattina ti donava.

Una volta finito. Mi alzai e andai a fare una camminata. Mi ritrovai proprio in via Firenze. Inizia a pensare alla ragazza. Alla violenza subita. Chiusi gli occhi e cercai di immaginarmi la scena. Come se fossi lì anch’io. Non era facile per me stare lì a guardare. Rividi tutto come Carlo mi aveva descritto. Non riuscì ad avere intuizioni. Aprì gli occhi e mi guardai attorno. Cercando un qualcosa. Una prova. Un segno. Ma nulla. Studiai le direzioni. Le vie. Il luogo. Ma ero davvero in un vicolo cieco. Mi misi seduta sulla panchina che dava sul lago. C’era un venticello perfetto. Soffice e fresco. Decisi di rimanere lì ancora per un po’. Erano solamente le 07:30. Avevo ancora un’oretta prima che Carlo arrivasse e mi “riempisse di compiti”. Ad un certo punto vidi una coppia sedersi su una panchina poco più in là della mia e lo vidi. Matt era con una ragazza. Lo sapevo che c’era un’altra. Lo sapevo. Il sangue lo sentì bollire dalla rabbia. La mia temperatura corporea si stava alzando di un livello esagerato. I pugni iniziai a stringerli forti. Per poco mi ferivo da sola con le mie stesse unghie. Non bastava colpirmi al cuore lasciandomi dopo che per anni mi aveva riempito con i “Ti amo” “Ti amerò per sempre” “Ti sposerò e avremo dei figli” “Non ti lascerò mai” e cazzate varie. No! Doveva anche guardarmi negli occhi e pugnalarmi alle spalle con i suoi occhi dolci!

Erano seduti. Parlavano. E lui le teneva la mano. A volte le accarezzava il viso, come per consolarla. Poi la abbracciò. Ma niente di più. Niente baci o toccatine. Niente coccole da innamorati. Ma si notava che c’era interesse reciproco.

“Maledetto mascalzone! Appena ti becco da solo, ti faccio vedere io chi prendi per il culo!”

Lei la vedevo solo di spalle. Aveva lunghi capelli castano chiaro. Magra. Pelle chiara. Poi si girò dalla mia parte. Non guardava me ma verso di me. La vidi. Era giovane. Avrà avuto 22/23 anni. Doppiamente mascalzone! Se l’è scelta anche pischella! Non riuscivo più a stare lì. Dovevo andarmene. Presi la mia borsa, il mio casco e salì in moto. Incazzata, molto incazzata. E ferita come non mai.

Mi feci un giro molto lungo in moto. Dovevo sfogare il tutto ed era tanto da buttare fuori.

Arrivai in ufficio prima di Carlo, alle 08:20. Chiusi la porta del mio ufficio sbattendo. Mi sedei. Tenevo la testa fra le mie mani. Guardavo la scrivania. Guardavo il vuoto. E pensavo e ripensavo agli ultimi anni della mia vita. Un disastro. Un dolore dopo l’altro. E poi lui con quella lì. Chi sarà mai? E poi perché cercarmi sessualmente se stai frequentando un’altra? Doppio faccia di merda. Doppia vita. Doppia donna. I miei pensieri furono interrotti dal bussare alla mia porta. Era Carlo.

“Buon giorno donnina!”

Vide la mia faccia e capì. Non era un buon giorno.

“Cosa ti ha fatto ancora?”

Lo disse stanco e innervosito allo stesso tempo. E io parlai.

“Cosa? Ha un’altra e scopa anche te?” “ Ma io a questo gli metto le mani addosso!”

Era incazzato. Ma seriamente. Era rosso in faccia. Era fuori di sé.

“Stai tranquillo. Basto io a stare male e a volerlo menare.”

Ci fu un attimo di silenzio. Ci guardavamo con occhi di chi sta pensando come fare a risolvere questo problema. Cioè “lui” nella mia vita.

“Dai adesso basta parlarci via telepatica. Pensiamo al lavoro. Allora mi devi dire o aggiornare di qualcosa?”

“Ok, come vuoi … Volevo solo dirti che stamattina passa Lucia in ufficio. Vuole conoscerti e parlare con te di sua sorella. Vuole sapere chi si occuperà di lei. E …”

Sentimmo la porta dell’ingresso chiudersi.

“Penso che sia lei.. Vado a vedere.”

Ci mise un minuto ed entrò.

“Sì, è lei. Posso farla entrare?”

“Sì, certo.”

Eccola la prima parte. Rileggendo il testo ho notato che ho fatto degli errori stupidi di grammatica e anche degli errori di “tempi di scene”. Forse anche per questo che è stato rifiutato. Sono una sbadata. Imparerò a fare più attenzione! Sbagliando si impara!

Grazie per l’attenzione! Buona serata. Buoni sogni e buona notte!

Baci Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

In arrivo una nuova rubrica …

Qualche settimana fa ho ricevuto due colpi al cuore in una sola settimana. Ho inviato un mio racconto ad un blog a cui tenevo e una mia raccolta di racconti ad una casa editrice. Entrambi mi hanno liquidato con una email sofferente. Premetto che ho già ricevuto dei rifiuti o peggio delle ” non risposte“. Ci sono abituata, anche se è brutto ammetterlo. Questa volta ho sofferto perchè è successo tutto in pochi giorni e poi perchè ero già un po’ demoralizzata per altre cose. Quindi come mio solito, sono sprofondata nell’abisso della tristezza/depressione. Tempo di durata, un giorno. L’indomani o meglio la notte stessa invece di dormire, ho iniziato a reagire e a pensare a nuovi “piani fallimentari“. Mi sono detta: “Chi sono loro per giudicare le mie opere e catalogarle come “pessime” e quindi non pubblicabili?” “E se invece le pubblicassero andando contro la loro opinione professionale e piacessero al pubblico?” E sapete cosa vi dico? Io ho deciso di pubblicare le mie opere qui, in una nuova pagina che presto prenderà vita. E vi dico un’altra cosa, pubblicherò senza giudicare e scartare le vostre opere! Alla fine chi può davvero dare un giudizio mirato? Chissà quante opere magnifiche non sono mai state pubblicate solo perchè qualcuno ha deciso che non erano meritevoli! Chissà quante persone e artisti hanno rinunciato perchè hanno ricevuto molte porte in faccia, rinunciando così ai propri sogni. Chiariamo io non voglio fare il loro mestiere ma sto solo provando ad immaginare che forse c’è una certa percentuale che sbaglino. Quindi io voglio solo dare la possibilità a chi ancora non ce la fatta, come me, a farsi conoscere come artista. Gli unici requisiti che mi sento di pretendere sono:

– la lunghezza, deve essere breve. Il mio blog è per gente “pigra” quindi i testi devono essere corti;

– non accetterò testi volgari, erotici, con parolacce e sessisti. Più che altro perchè voglio letture piacevoli. Non erotiche perchè … semplicemente perchè non mi va. Nel mio blog non ci devono essere.

Sono solo due punti ma fondamentali. Quindi ragazze/i cosa aspettate!?! Inviatemeli e chissà che magari tra i miei lettori ci sia qualcuno che vi potrebbe aiutare nei vostri sogni??? Ci conto!

Buona serata, buoni sogni e buona notte!

Baci Sonia

Pubblicato in: Tre caffè al giorno

“Foodjoy Sweet Bakery”

Stasera sono entusiasta di poter scrivere finalmente nella mia rubrica “Tre caffè al giorno”.

Di recente sono stata per ben due volte, in una caffetteria e pasticceria consigliata da una persona cara. Prima ci sono andata in compagnia e poi da sola per rilassarmi un pochettino. Sto parlando del Foodjoy Sweet Bakery a Cantù, CO.

Abbagliante vero? Io sono rimasta accecata! Il locale mi è piaciuto tantissimo e se già l’arredamento mi ha colpito, la valutazione partiva già bene. Tutto questo fucsia e bianco donano energia e allegria. Ambiente pulito e ordinato. In entrambe le occasioni, sono stata accolta con sorriso e cordialità dalle ragazze che stanno al bancone. Offrono un sacco di prelibatezze prodotte da loro. Dimenticavo, a fianco c’è proprio il loro laboratorio. Infatti appena arrivi e ti avvicini alla caffetteria, vieni invasa da un profumino che invoglia per forza a sostare e a mangiare dolci su dolci! Io nella mia fuga solitaria, ho ordinato latte macchiato e brioche al pistacchio. Servita nell’immediato con la gentilezza della cameriera.

Ottimi tutti e due. E poi io adoro la crema di pistacchio. E’ stata una colazione gratificante. Avrei voluto fare più foto ma continuava ad entrare un sacco di gente e non mi andava di scattare foto immortalando qualcuno. Preferisco delle “foto ricordo” solo del luogo.

Mi sono fermata un’oretta. E’ stato davvero un momento piacevole.

Se siete stati stregati dalle sole due foto, vi consiglio vivamente di guardare il loro sito https://www.foodjoy.it/la-caffetteria-cantu/

la loro pagina FB https://www.facebook.com/foodjoySweetBakery e Instagram https://www.instagram.com/foodjoysweetbakery/ .

Rimarrete accecati dalle foto. Dolci a go go. Se per caso per mancanza di tempo non riuscite proprio a dedicarvi un momento di relax in questa meraviglia, potrete ordinare la consegna a domicilio così da non farvi sfuggire questi dolci buonissimi. Si occupano anche di grosse consegne, a bar, aziende, ristoranti, ecc… Un vero impero di golosità!

Sono aperti 7 giorni su 7, quindi forse 5 minuti riuscirete a trovarli per andarci! Ve lo consiglio vivamente! Se siete in zona fateci un salto e poi mi direte. Io l’ho approvo al 100%.

Dopo la vostra colazione o break, fate un salto a Cantù. E’ una cittadina molto carina. Famosa soprattutto per il basket!

Vi saluto ragazze/i e alla prossima golosità! Spero di riuscire a trovare presto altri mondi di dolci e caffè da consigliarvi!

Buona serata, buona golosità e buoni sogni!

Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

“Stasera tocca a lei…”

Nei miei articoli cerco di essere sempre positiva e ironica sui miei fallimenti. Ma stasera, seduta alla mia scrivania con la testa sempre confusa sul da farsi, ho voglia di piangere. Stamattina dopo colazione ho lavato i capelli e nel lavarli ne ho persi un sacco. Mi venivano via a ciocche. Come oramai capita da diversi mesi. Potete immaginare la mia faccia davanti a questa triste scena. Ho solo 34 anni e per dicembre potrei diventare pelata di questo passo!!!

“Sarai stressata… e calcola anche che siamo nel periodo delle castagne.”

Mi disse mia madre. Stressata? Io non mi sento stressata. Combattuta perchè non sono realizzata. Perchè faccio un lavoro che non Amo e di cui non mi interessa una beata mazza. Non penso di esserlo. Infelice forse. Infelice perchè non ho ancora capito quale sia il mio sentiero della felicità. Cos’è lo stress? Tutta questa tristezza che mi porto dietro e che aumenta con il passare degli anni? E’ questo lo stress? Non ne ho idea. So solo che questo non sarà un articolo che avrà un finale positivo ed incoraggiante. Non stasera. Non riesco. Stasera prevale la parte della Sonia negativa e fallita. Nel vero senso della parola.

E’ il mio baricentro. Cercare la mia strada e il mio talento, sono il mio baricentro. E sta diventando pesante. Lotto e ho fede. Ma a volte vorrei cedere e continuare questa vita mediocre che sto già facendo. Morirei di sicuro infelice. E sarebbe il mio incubo peggiore. L’infelicità. Mi auguro che sia solo un momento. Mi auguro che quella parte di me che cerco di soffocare quotidianamente, abbia stasera avuto la voglia di sfogarsi. E mi auguro di svegliarmi domani ancora positiva e a braccetto con la speranza e la fede di realizzarmi.

N.B.

Forse ho concluso il mio articolo un po’ positiva…No!!??!?Ah-ah!Ah-ah!

Buona serata, buona notte e buoni sogni …

Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

“Amarsi.”

Vi sentite mai delle perfette/i fighe/i quando uscite di casa e indossate tutto quello che amate e che vi caratterizza? Forse a molti di voi accadde di uscire di casa sempre come desiderate. Ma ci sono persone come me, quando escono per andare al lavoro mettono una tuta, un po’ di correttore e via. Non si preoccupano minimanente di piacersi o anche, perchè no, di piacere. Nel mio caso è inutile che mi infighetto, poi arrivo al lavoro e devo indossare la divisa, quindi che senso avrebbe?

Ci sono occasioni quasi quotidiane, che riesco a preparami come dico io e a vestirmi con ciò che Amo. E io mi sento IO. Mi sento me stessa. Mi sento figa. Adesso esagero, mi sento al di sopra di tutti. Mi sento nel mio ruolo di Artista. Il mio modo di vestire è solo mio. Ho gusti diversi da molte persone. Jeans larghi a vita bassa, t-shirt stretta, sneakers adidas, cappellino NY, trucco lieve ma con rossetto. Oppure passo all’ opposto, vestitino anni ’50, scarpe tipo all star, borsa fighetta, magari con colori eccentrici oppure semplicemente nera. In ogni caso io mi vesto a modo mio. Fuori dal comune. Odio la moda. Forse la odio perchè tutti ci vanno a dietro come capre o forse la odio perchè quello che mi offre non mi rispecchia.

Forse starò parlando di cose superficiali ma vi dirò… io mi sento felice quando cammino a testa alta indossando ciò che mi rappresenta. Alla fine il vestiario non è poi così superficiale. Noi esprimiamo il nostro modo di essere anche attraverso un cappellino, un jeans, una gonna. Seguiamo il nostro umore, giusto? In base a come stiamo, indossiamo ciò che ci fa comodo o ci fa star meglio in quel preciso momento.

Molti non ci faranno caso oppure pensano che siano stronzate o che sia di poco o minima importanza. Rispetto il parere di tutti. Ma per me è importante dare importanza alla nostra immagine. Non per gli altri ma per noi stessi. A me fa stare bene riuscire ad essere quella che sono senza timore. Ad esempio da ragazzina, ho sempre indossato jeans larghi da maschio. E sentivo come mi guardavano i miei coetanei. Ma io, più loro mi guardavano storto, più mi sentivo al di sopra di loro. E quando capitava di avere timore dei loro disprezzi per me, avevo sempre il mio cappellino di turno che mi proteggeva. Io non vedevo loro, loro non vedevano me. Una mia barriera protettiva immaginaria che ha aiutato molto. Credetemi. Per una timida come me, ha aiutato moltissimo.

E poi Amo osservare gli altri come si vestono. Vedi più o meno come le persone sono fatte. Anche se non è una teoria sempre valida. Spesso ci vestiamo come gli altri per non essere derisi o emarginati. Non so, non vi è mai capitato di “innamorarvi” di una cosa molto particolare ma che non avete comprato perchè il/la vostro/a compagno/a si è messo a ridere facendovi sentire una/o scema/o? O anche amici o amiche? Siamo umani e spesso ci facciamo condizionare dalle opinioni altrui. Sarebbe bello se riuscissimo ad essere e a fare tutto senza timore. Ma non è così impossibile la cosa. Basta credere in noi stessi e provarci. Io penso che fare ed essere ciò che siamo, ci porta ad amarci e quindi a vivere meglio. A vivere come meritiamo di vivere.

Siate felici e forti. E sempre sorridenti. Crediate in voi stessi ed esprimetevi anche attraverso il vostro vestiario!Ahahah!!!

Buona serata. Buona notte e buoni sogni.

Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

“Stanotte, un po’ sbadata.”

… E se facessi già un resoconto del 2019 al 21 di settembre??? Troppo scandaloso? Troppo in anticipo? Beh, io faccio quello che mi pare e lo faccio… Ahahaha!

Prima mi sono messa a guardare le mie foto dal mio nuovo cell…. Aspettate! Non vi ho detto che a fine agosto/inizio settembre ho comprato un nuovo telefono! Eh già, pagato “poco” (100 euro, per me è sempre tantissimo per un telefonino) che va benissimo e lo adoro ( spero di non essermela cacciata da sola!). Guardando le foto ho notato che anche quest’anno ho fatto delle gite interessanti. Sono ritornata a Pisa (L’AMO!!!). Sono stata ad Alba, bellissima. A luglio sono andata a Mandello del Lario, luogo incantevole che mi ha riportato alla mia infanzia. Ho visitato finalmente la “città fantasma”, Consonno. Affascinante. E per ultimo, proprio due giorni fa, sono ritornata a Senigallia per 4 giorni. Bellissima. Avevo intenzione di farvi vedere qualche foto e la scelta è stata difficile quindi ne mostrerò solo qualcuna.

Partiamo da Senigallia.

Questa sono le mie preferite. E si vede la qualità delle foto ben diversa dal precedente cell. Cavolo se si nota. Io sono sempre una frana ignorante a farle ma il telefono ha fatto i suoi miracoli.Ahahahah!!!

Consonno, la “città fantasma”.

Le prime 3 foto sono mie, l’ultima l’ho “rubata” ad un’amica, anche perchè quella sono io (Ooooooh un’altra foto di me?!?!?Ahahaahah!).Da queste foto in poi vi posso dire che ho usato il mio vecchio telefono. Infatti si nota.

Poi abbiamo Mandello del Lario.

Troppo affezionata. Troppi ricordi bellissimi.

Poi ho scoperto Alba. Davvero, davvero carina.

Per ultimo ma visitata per prima, Pisa. La mia Pisa che tanto Amo e di cui mi sono innamorata 6 anni fa, quando andai da sola a visitarla. Mamma mia, fu Amore a prima vista.

Queste sono state le mie gite di quest’anno. Gratificanti, brevi e che mi hanno fatto innamorare. Ogni volta. In ogni gita. Stasera pensavo di organizzare un’altra gita a novembre. Ero indecisa fra Verona e Parma. E sinceramente sono anche perplessa per il tempo di novembre. Come sarà? E soprattutto, sono titubante per la questione casch. Sempre pochissimi. Se solo diventassi ricca e famosa realizzandomi una volta per tutte…ahahhaah! Sarebbe bello! Ma a proposito …non vi ho detto che a inizio settembre mi hanno pubblicato un racconto in un’antologia???Grande entusiasmo per me! Una grande vittoria!

E un’altra cosa dovrei dirvi… e se, vista l’ora (01.10), andassi a dormire? Sarebbe un’altra cosa che mi portebbe gioia e riposo? Oh sì…

Buona notte, buoni sogni e buona “ronfata“!

Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

“Un urlo di stanchezza.”

26 luglio-24 agosto. Quasi un mese che non scrivo. Penserete che me la sia spassata in vacanza ma … niente di più falso!Ah-ah! Anzi! Ho lavorato tutto il mese e anche doppiamente. Queste mese ho fatto due lavori. Quindi non ho avuto tempo per il relax.

Il mese è quasi finito e anche la doppia vita lavorativa. E grazie al secondo lavoro finalmente riuscirò a comprarmi un telefono come si deve! Con più memoria! Senza spendere cifre assurde. Il mio budget è di 150,00 €. Non molto per la massa comune. Tantissimo per me. Troppo! E con la paga restante, andrò 3 gg al mare a metà settembre. Non vedo l’ora!

Parlando di cose più serie, in questo mese ho vissuto ben due occasioni che mi hanno quasi spinto a scrivere qui. Perchè non l’ho fatto? Stanchezza. Ma credetemi la rabbia mi è rimasta. Come forse avrete capito, io sono una persona che mette al centro della mia vita, la parità fra i sessi. E provo dolore e collera quando vedo, sento e leggo queste ingiustizie. Vi voglio spiegare brevemente cosa mi è successo.

Ero nella saletta delle pause aspettando l’inizio del turno di lavoro. Ero con un mia collega. E si parlava del più del meno. E abbiamo iniziato a parlare di un nostro collega che è veramente irrispettoso nei confronti delle donne. Delle clienti che osserva da depravato. Di come sia disgustoso. Prima o poi verrà denunciato. O da loro o da me! La mia collega condivide il mio pensiero e aggiunge:

Si però alcune donne se la vanno a cercare però.”

Nel momento stesso che ho sentito quelle parole, ho sentito divampare una fiamma di incazzatura che mi saliva dalle unghie dei piedi fino ad arrivare all’ultimo capello della mia capoccia. Se la vanno a cercare? E’ orrendo sentire questa frase dagli uomini ma quando la dicono le donne è ancora peggio! DITEMI VOI QUALE DONNA DESIDERA ESSERE MOLESTATA,AGGREDITA, TOCCATA E STUPRATA?!?!?!?!?! Ma è così complicato non ragionare con il cazzo e mettere in moto il cervello??? Ma l’essere umano ha il potere di ragionare? Perchè io ho davvero seri dubbi!

Le ho risposto seccata che nessuna donna si va a cercare proprio nulla e che chiunque è libero di vestirsi come cazzo le pare senza avere il timore di essere aggredita! Il corpo è mio e rimarrà mio per sempre! Chi sei tu per prendere la mia carne e farne ciò che vuoi!!?? E le molestie verbali sono crudeli quasi quanto lo stupro. Feriscono e ti sotteranno togliendoti la voglia di uscire ed essere una donna libera. Io sbaglierò ma spesso non metto gonne e vestitini proprio per non essere guardata! Più non appaio agli occhi delle persone più mi sento al sicuro. Ma il mio comportamento di certo non è quello giusto. E ci devo lavorare. Ma nessuno deve togliere alle persone la libertà di essere e di esistere. Questa violenza fisica e verbale deve finire. E soprattutto deve cessare di esistere questo pensiero che la donna “a volte se la va a cercare”. Come se la colpa per tutto fosse sempre nostra.

La seconda vicenda che mi ha fatto infuriare riguarda una vicenda che è accaduta a due persone a me care. Due ragazze giovani. Sono andate al mare 4 giorni da sole per la prima volta. Sono due ragazze alte, snelle e belle. Ma a prescindere dall’aspetto esteriore, sono state molestate verbalmente. E purtroppo non succede solo al mare. Succede in pratica tutti i giorni. Tutti giorni c’è sempre qualcuno che dice qualche battutina stupida. E se per molti è normale, per me no!! Questo è togliere la libertà di vivere ad altri esseri umani! Non si può continuare a far finta di nulla. A lasciar correre ed ignorare. Quando mi parlano di questi fatti troppo ripetitivi, ho quasi voglia di comprarmi una bella mazza da baseball e andare a cercare qualche coglione da spaccare! Sì, stasera sono fuori di me. Sono incazzata e stanca. Perchè troppe volte sento, vedo e leggo questi “omicidi dell’anima”. Sono stufa marcia. E stasera volevo usare il mio blog per urlare. Un urlo di stanchezza.

Buona notte, buoni sogni e se riuscite, “buona libertà”.

Sonia

Pubblicato in: Sognatrice

“I have a dream…”

Nella mia vita c’è spazio anche per i “fallimenti”. Alla fine il mio blog si chiama “una sognatrice fallita“… Ah-ah!Ah-ah! Ah-ah! E se vogliamo fare i filosofi, oltre ad essere un dolore emotivo assurdo che può essere lieve o dannoso, il fallimento ci dona anche una lezione di vita.

Ho partecipato tempo fa ad un concorso letterario, “Caro Fabrizio, ti racconto di un sogno.” E non ho vinto. E mi è dispiaciuto parecchio perchè ci tenevo molto. E questo mini racconto, mi piace. Mi piace un sacco. Difficilmente io apprezzo ciò che scrivo, lo sapete … Quindi anche questa volta voglio rendervi partecipi del mio “sogno“. Del mio desiderio di essere umano donna libera e rispettata. Leggete e poi se volete, ditemi se per voi è così assurdo desiderare una vita così semplice ma così complicata per il mondo “civile” di oggi. Buona lettura.

Caro Fabrizio, ti racconto di un sogno.

“Stavo passeggiando lungo le vie di Pisa. Ero allegra e spensierata. Ero sveglia da soli 10 minuti eppure ero già in strada, a camminare. A stomaco vuoto. Di solito appena sono in piedi corro a mangiare e invece oggi no!

Stavo bene, senza esigenze particolari o piani sul da farsi. Camminavo e basta. Erano solo le 08:23 di un giovedì  di ottobre. Le persone era sorridenti e silenziose. Parlavano e svolgevano le loro quotidianità senza fretta e senza timore di fare tardi. Io osservavo il tutto e mi piaceva. Loro mi guardavo e mi salutavano cordiali come se fossimo amici da una vita. Io, ricambiavo volentieri queste allegrie. Mi piaceva quell’atmosfera di pace e tranquillità. Ad un certo punto arrivai davanti ad una vetrina. Ben struttura e carina. C’era un grande specchio verticale all’interno. Mi giro e mi specchio. E spalanco gli occhi. Senza accorgermene, stamattina ero uscita con una camicetta trasparente e senza reggiseno. Sono sbiancata e arrossita allo stesso tempo.

“Com’è possibile che nessuno mi abbia fatto battutine stupide, molestie verbali o addirittura mi abbia messo le mani addosso? Nessuno ma proprio nessuno ha dato peso alla cosa. Anzi. Mi guardavano come se fossi vestita normale!”

In quel momento non sapevo se scappare di corsa a casa a nascondermi dalla vergogna oppure continuare a camminare a testa alta per verificare che non avevo sognato nulla. I loro comportamenti erano inusuali. E io non capivo. Decisi di rimanere e di studiare i loro comportamenti. Ripresi a camminare e scrutavo ogni faccia. Ogni comportamento, come se fossi un detective sotto copertura. Era tutto troppo anormale.

Ad un certo punto mi si avvicina un bimbo piccolino. Avrà avuto 3 forse 4 anni. Aveva una palla in mano e mi chiese:

“Ciao.. vuoi giocare con me?”

Io, rimasi stupita e cercai di rispondere ma fui interrotta da una donna. Di sicuro sua madre.

“Buon giorno, signorina. Scusi il disturbo. Stamattina ha deciso di chiedere a tutti di giocare con lui.”

Io le sorrisi e le dissi:

“Ma si figuri… quale disturbo.”

La guardavo dritta negli occhi per vedere se esaminava il mio petto. Per vedere se i suoi occhi esprimevano disprezzo e disgusto come fanno certe donne quando vedono “una donna di strada” oppure una donna troppo scollata o scosciata. Ma il suo sguardo era sereno e a suo agio.

“E’ molto carina. Sai, non capita spesso di incontrare gente cordiale. Aspetti un attimo … ma lei ha …”

Eccola. Mi ha notato. Adesso partono gli insulti e  …

“Ha una macchiolina vicino al colletto. Di sicuro non è nulla. Vado a prenderle un po’ d’acqua e un fazzoletto …”

Come una macchiolina? Ma … ma … Ma non ha notato il mio seno?

La guardo incredula e la fermo.

“No, lasci stare davvero. Faccio un giro veloce e vado casa, ho un po’ di cose da fare. Non si preoccupi, davvero.”

“Davvero? Ok, dai allora le auguro una buona passeggiata. Io devo correre dietro a questo ometto. A rivederla.”

La saluto cordialmente e rimango perplessa.

Continuo il mio giretto per il centro. C’è parecchia gente in giro.

Proprio in quel momento davanti a me arriva un gruppetto di adolescenti con lo zaino. Mi guardano sorridendo.

Eccoli. Ridono con quel sorrisino da neo depravati. Lo sapevo che mi avrebbero notato.

Mentre gli passo accanto, le mie orecchie sentono:

“Oh fra’? Hai visto quella? Hai visto che bella donna?”

“Dove? Dove?”

Si girano tutti e 5 e mi guardano con gli occhi spalancati e la bocca aperta.

“Hai ragione fra’ … è proprio una gnocca. Ha un gran bel viso. Guarda i suoi occhi  e il suo sguardo profondo.”

E? cosa? Ma dicono sul serio? La mia reazione è del tipo:

“Ho visto un fantasma, aiutatemi sto per svenire.”

Io smetto di guardarli e continuo a camminare agitata  per la mia strada. Ovunque io stia andando.

Mi tremano le mani da questa improvvisata senza senso. La mia camminata non sembra più tale ma una corsa!

Almeno da loro mi aspettavo battute su battute di tipo sessuali, invece nulla!

Riprendo a camminare a passo normale. E il mio respiro torna calmo. Mi siedo un attimo su una panchina, in una piazza tranquilla e ventilata. Il sole timido batte sul mio viso. Chiudo per un attimo gli occhi e mi rilasso. Gli apro proprio quando arrivano due signori, uno di origini tunisine e l’altro italiano. Dall’accento sembra calabrese. Entrambi sono sulla cinquantina. Mi hanno visto e mi sorridono con un cenno. Come se mi stessero salutando.

Ecco due soggetti perfetti che mi molesteranno alla grande. La loro attenzione per me dura solo una manciata di secondi. Poi tornano a discutere fra loro. Io aspetto una loro reazione.

Dopo 5 minuti si alza il tunisino e viene verso di me. Devo ammetterti, Fabrizio che ho avuto un po’ di timore. Sai, sono sola e uno sconosciuto mi si avvicina.

“Buon giorno signorina. La posso disturbare due secondi?”
“Buon giorno. Mi dica.”

“Non è che avrebbe da  accendere? Ho dimenticato chissà dove il mio accendino e il mio amico non fuma.”

“Ah, no. Mi spiace, neanche io fumo. Scusi.”

“Peccato, vorrà dire che fumerò più tardi. Scusi ancora per il disturbo.”

Lo guardai dritto negli occhi e credimi mi ha sempre guardato nelle pupille. Non ha mai abbassato lo sguardo. Io sono di nuovo stupita. Non ho parole.

“Hai visto quella ragazza? E’ una gran bella donna. Se fossi più giovane la inviterei per un caffè.”

Sento la sua dolce frase e rimango di nuovo sorpresa. Niente riferimenti alla mia camicetta. Solo osservazioni educate e carine su di me.

Non so cosa pensare. Solo che è una mattinata strana e perfetta. Queste persone di sessi diversi e di generazioni ed etnie diverse, non hanno battuto ciglio sul mio aspetto scoperto. Mi sento bene e al sicuro. Non mi sento in pericolo. Non sto tremando con paranoie che mi impediscono di uscire di casa. Sto bene. E sai cosa ti dico Fabrizio? Io rimango in giro ancora un po’. Anzi vado a fare colazione in qualche bar.

Vengo svegliata da un forte clacson e urla possenti.  E mi pare anche di sentire della pesanti bestemmie.

“Bene, la mattinata inizia bene.”

Mi alzo vado alla finestra e vedo due signori che litigano per un tamponamento. Stress allo stato puro.

Guardo un attimo l’ora e vedo che sono in ritardo assurdo. Mi lavo il viso. Mi vesto velocemente e scendo di fretta le scale. Cammino quasi correndo, per le vie del centro di Pisa. C’è molta gente stamattina e tutti sono di fretta, chi per lavoro chi per la scuola. Mentre percorro la strada, sento di sfuggita:

“Ehi bel culetto? Dove corri? Vuoi rassodartelo? Vieni qui che te lo rassodo io! Ah-ah!Ah-ah!”

Lui e i suoi amici a fianco iniziano a ridere a crepapelle. Idioti.

Indosso dei jeans normalissimi, un maglioncino aderente e una giacca corta che lascia intravedere il sedere.

Lascio perdere e continuo a camminare veloce. Guardo l’orologio. Ho ancora 15 minuti prima di iniziare a lavorare. Ho tempo di bere un caffè veloce con brioche. Entro nel primo bar che trovo e vado al banco. Mi serve un uomo di 40 anni circa.

“Buon giorno.”

“Buon giorno, vorrei un caffè e una brioche vuota, per favore.”

“Certo.”

Il suo sguardo finisce sul mio seno. E ci rimane 4/5 secondi buoni. E’ imbarazzante. Ho il seno piccolo. Ma non è questo il punto. Seno piccolo o seno grosso, lui mi sta guardando lì. E di certo non lo sta nascondendo. Lo fa tranquillamente come se fosse normale.

Mi sorride e mi serve. Mi fa l’occhiolino e mi dice:

“Mi dai il tuo numero? Magari puoi venire a casa mia stasera?”

“Prego?”

“Si dai, hai capito. Ci divertiamo un po’”

“No. Assolutamente no. Ma come si permette?”
Pago la colazione disgustata e lasciata a metà, e me ne vado.

Ho fatto qualcosa di inopportuno? Ho indossato qualcosa di particolare che abbia scatenato qualcosa in quei cosi? Non penso proprio! Nessun abbigliamento di nessun genere scatena molestie o qualcosa di peggio!

Ho voglia di ritornare a dormire. Ho voglia di riprendere a vivere quel sogno e viverlo in eterno. La realtà in cui viviamo è così. Superficiale e senza rispetto. Malata del sesso e del maschilismo. Non esiste rispetto. Mi auguro un giorno di vivere in un pianeta sereno. Con voglia di rispettare e di guardare al di là dell’aspetto fisico.

Spero che lo abbiate letto nella sua semplicità. Concetti semplici con parole semplici. Non vivremmo tutti meglio se la smettissimo di mancare di rispetto? Se iniziassimo ad ammirare cose e persone nella loro bellezza senza danneggiare nessuno? Perchè mettere sempre al primo posto la volgarità, il sesso,il denaro o il potere? E’ così brutto dare importanza alle cose belle e semplici? Cambierà mai questo pensiero così dannoso che ci impedisce di essere sereni? Io voglio vivere serena ma è così difficile perchè mi sento sola in mezzo a tanta ignoranza.

Buona serata, buona notte e buoni sogni.

Sonia