“Primo Testo Fallito. Primo step.”

Eccola è arrivata ed è nata. La nuova rubrica! La mia e la vostra!!! Testi falliti. Opere rifiutate o mai lette da nessuno. Non vedo l’ora di pubblicarle pian piano. Le mie ma soprattutto le vostre! Ho voglia di scriverle e crearne delle nuove e sono impaziente di leggere le vostre! Spero tanto che qualcuno si butti e me le invii…Altrimenti aspetterò con calma e pazienza un vostro passo verso la mia casella email.

Iniziamo dal mio. Allora questo è un racconto che ho inviato ad un concorso letterario dove metteva dei limiti minimi di lunghezza. Minimo 10 pagine. E visto che la mia prima regola che ho dettato era “testi brevi”, ho deciso di pubblicare una parte del racconto. Così da permettere a menti pigre come la mia, di staccarsi e farsi un break. E magari riprendere domani la lettura della seconda parte. Prometto che la pubblicherò (sperando di avere il tempo e la memoria di farlo!Ah-ah!Ah-ah!).

Si intitola : “Fermati e pensa”.

Piccola asterisco. Voglio avvertire tutti i miei seguaci che, conoscendomi, potrei scrivere spesso testi su donne, violenza sulle donne e differenza di sesso. Non è detto. Ho scritto anche di testi che non c’entrano nulla. Però volevo solo sottolineare che potrebbe accaddere. Non voglio annoiarvi ma non so come spiegarlo. E’ un tema che mi sta troppo a cuore. Fa parte di me. Come fa parte di me la musica e l’amore per gli animali. Sono quelle cose che non puoi fare altro cha amarle,respirarle e lottare per loro. Ognuno di noi ha dei “chiodi fissi vitali” no? Questi sono i miei.

Ora passiamo al testo. Spero che vi piaccia. Spero che avrete la voglia di condividere le vostre opinioni, come fate sempre (E IO AMO LEGGERE I VOSTRI PENSIERI PER ME!). E spero che viviate un momento di relax lontano dal mondo esterno. Buona lettura ragazze/i.

“Girati.”       

“Guardami negli occhi e dimmi la verità.”

Non sapevo che da quel momento in poi avrei ascoltato solo una marea di bugie.

“Bellezza, non ti sto mentendo. Non potrei mai farlo. Non a te. Sei la persona più importante della mia vita. Non ti direi mai delle menzogne. Non a te. Mai.”

Continuava a parlarmi con quei occhioni nocciola, teneri e apparentemente sinceri. Come di una persona che mai e poi mai di pugnalerebbe alle spalle. O dritto al cuore, senza che te ne accorgi.

“Ok. Ti credo. Guai a te se mi menti o mi nascondi qualcosa. Stai tranquillo che se scopro che mi prendi per il culo, io e te abbiamo chiuso.”

La pioggia fine continuava a scendere. Quasi non si sentiva. Eravamo troppo presi a studiarci negli occhi. Presi ad ascoltare i nostri sentimenti. Presi a decidere cosa dire e cosa fare.

Lo salutai. Misi il casco e salì sulla mia moto. Era ora di andare a lavorare. Un nuovo caso di omicidio irrisolto mi aspettava. Lui rimase lì ad ammirarmi mentre volavo via. Quel giorno, non lo rividi più.

Arrivai nel mio studio privato. Sulla mia porta c’era scritto Investigatrice privata Gaia Benedetti.

Ultimamente mi ero occupata solo di casi di omicidi irrisolti. Non so per quale motivo le famiglie delle vittime si rivolgevano a me. La polizia non riusciva più a portare a termine quasi più nulla. Forse perché negli ultimi 10 anni gli omicidi stavano aumentando sempre di più ed era difficile stare a dietro a tutti. Sempre più privati si rivolgevano a me e ai miei colleghi investigatori.

“Buon giorno Carlo. Scusa il ritardo ma dovevo incontrare una persona importante …”

“Buon giorno … Chi? Il tuo “amico” spara cazzate?”

“Piantala … non spara cazzate. Ha solo una vita complicata. E mi ha giurato che non mi mentirebbe mai.”

“Se lo dici tu … cambiando discorso. Abbiamo un caso importante di cui occuparci. E non si tratta di omicidio. Ma … di stupro.”

Solo a sentire quella parola lo stomaco mi si strette fortemente. Avevo timore ad affrontare quei temi e quasi mai accettavo quei casi.

“Carlo sei il mio segretario oramai da quanto tempo? 5 ? 6  anni?”

“Sette. Sono sette anni oramai.”
“Peggio ancora. Sai perfettamente che non mi voglio occupare di casi di violenza. Per me è troppo difficile e personale. Lo sai …”

“Lo so ma è venuta la sorella della vittima a chiedere aiuto. E’ una ragazza giovane di 20 anni. Mi ha fatto molto tenerezza e tristezza assieme. Mi parlava con le lacrime agli occhi.”

“E’ andata alla polizia a chiedere aiuto per la sorella?”

“Sì ma non le hanno dato molto ascolto. Sai che sono sommersi dai casi di omicidio e un caso di stupro viene lasciato in secondo piano.”

“Certo. Come se fosse meno importante. “Lo stupro è l’omicidio dell’anima.” Ma nessuno lo vuole capire porca puttana. Ok, passami il fascicolo. Se ne esiste uno.”

“Sì, breve ma c’è. La vittima è Ilaria, la sorella maggiore di 27 anni. E’ stata violentata in pieno centro, nel tardo pomeriggio di 3 giorni fa. E’ stata portata all’ospedale e le hanno fatto il kit stupro che è risultato positivo. Ma non c’è segno di sperma. Lo stupratore ha usato il profilattico. E’ stato furbo. E calcolatore. Lo aveva programmato. No?”

“Sì, lo penso anch’io. Ma lei era cosciente?”

“No, non si ricorda molto. Stava passeggiando in quella via carina, alberata che affaccia sul lago. Hai presente?”

“La via Firenze, sì ho presente. E’ abbastanza frequentata. Nessuno ha visto nulla?”

“No, in quel momento no. Lei stava tornando dal lavoro. Erano … le 18:05. Ad un certo punto sente qualcuno che le mette un braccio attorno al collo e un fazzoletto sulla bocca. In pochi secondi sviene. E da lì non ricorda nulla. Si è svegliata un’ora dopo su una panchina distante un km da dov’era l’ultima volta. In una piazzola completamente isolata e in mezzo al nulla.”

“Probabilmente avrà utilizzato il cloroformio. Però è un prodotto che non si trova facilmente. Magari lavora in qualche laboratorio o in ospedale …”

“Si anch’io ci ho pensato. La sorella non mi ha detto nient’altro. Solo che lei non si ricorda nulla. E che non voleva neanche sporgere denuncia. Lucia l’ha convinta. La polizia le ha fatto capire che non avevano ne risorse ne tempo, così ha deciso di lasciare perdere. Ma non Lucia. E’ venuta da noi all’insaputa della sorella. Lei vuole a tutti i costi che si trovi il colpevole.”

“Quindi in pratica non abbiamo la collaborazione della vittima? E io come faccio a risolvere il caso?”

“Beh Lucia mi ha fatto capire che sa tutto della sorella. Vivono insieme e condividono tutto. Lei è un’ottima risorsa se abbiamo bisogno di qualcosa. “

“Sì, ho capito ma non è la stessa cosa. Non posso accettare il caso. Non ho i mezzi e la collaborazione della vittima.”

“Beh …”

“Oh Carlo. Tu hai già accettato il caso. Ma come ti sei permesso? Dovevi prima parlarne con me! Sai benissimo che io sono il capo e sono io che prendo le decisioni!”

“Lo so benissimo e l’ho sempre rispettato ma tu devi affrontare questo problema. Non puoi continuare ad evitare questo discorso. Sono passati quasi 5 anni da quando sei stata … violentata. E non ne mai parlato. Non hai mai affrontato la questione e non hai mai risolto la cosa. Questo caso ti potrebbe aiutare.”

“O potrebbe distruggermi. Non ci hai pensato? Non credi che potrebbe uccidermi?”

“Sto già affrontando un momento difficile con questo mio “amico/fidanzato” che mi guarda negli occhi e mi parla come se mi stesse prendendo per il culo …”

“Forse perché lo fa …”

“Smettila … poi tu vieni qui a dirmi che è ora che affronto i miei demoni? Ma hai idea di quanti sentimenti contrastanti e incasinati sto provando negli ultimi anni?”

Le lacrime iniziavano a scendere come nulla. Erano secoli che non piangevo davanti a qualcuno. Solo Matt mi vedeva piangere. Solo lui. Forse perché solo lui era il mio più grosso dolore amoroso. Lo stupro mi aveva ucciso l’anima. Si era preso la parte migliore di me. E ora volevo solo stare tranquilla a vivere quell’amore che credevo eterno. Ma Matt a quanto pare non era più d’accordo con me, visto che mi aveva  lasciato solo 10 mesi fa. Uno stupro e una rottura d’amore. Che bel periodo di merda no?

“Senti lo so che stai affrontando due grossi ed enormi problemi che io posso solo immaginare, ma questa ragazza era davvero a pezzi. Non ho mai visto nessuno così distrutta. E se non riesco ad aiutare te che sei la mia miglior amica, voglio aiutare questa ragazza. Se tu non accetti il caso, lo farò io anche se sono un semplice segretario.”

Mi fece un sorriso timido con gli occhi pieni di lacrime. Non lo avevo mai visto così.

“Ok, lo accetto. Ti sta a cuore seriamente questa ragazza. Non ti sarai mica innamorato?”

Gli diedi un colpetto sulla spalla e gli sorrisi.

“ Innamorato? No, voglio solo aiutare un’amica aiutando una ragazza che ha bisogno.”

Uscì dal mio ufficio. Io presi in mano il fascicolo ed inizia a rileggere quelle poche parole che descrivevano il fatto più tragico di Ilaria.

Erano oramai le 23:45 quando senti una mano sulla mia spalla. Mi stava accarezzando mentre dormivo sulla scrivania. Alzai la testa di scatto. Il cuore batteva ad un ritmo velocissimo. Mi girai e vidi Matt che mi tranquillizzava.

“Calmati bellezza. Sono io. Ti ho cercato tutta sera sul telefono ma non rispondevi. Ho provato anche qui in ufficio ma partiva di continuo la segreteria. Mi sono preoccupato e sono corso qui.”

“Come hai fatto entrare?”

Mi mostrò la copia delle chiavi che gli feci anni fa. Per le nostre fughe d’amore. Quando mio padre andò in pensione, portai avanti io la baracca. Iniziai presto a lavorare. Ha soli 18 anni ero la segretaria di mio padre. A 20 anni iniziai la mia carriera da investigatrice privata. Da sola. Mio padre mi diceva sempre che ero nata per farlo. Ce l’avevo nel sangue. Così senza il timore di essere beccata da mio padre, io e Matt venivamo qui a coccolarci. E gli avevo lasciato le chiavi per delle eventuali seratine romantiche che lui puntualmente mi organizzava a sorpresa.

“Ah sì, hai ragione. A proposito dovrei cambiare la serratura. Metto in conto.”

“Perché? Hai paura che ti rubo qualcosa? Potrei tenerle in caso ti possa succedere qualcosa.”

“Ho casi molto importanti e privati in questo studio. Li devo difendere. Oramai non siamo più una coppia. Quindi non possiamo essere una cosa sola. E poi in caso di necessità c’è sempre Carlo.”

“Ma siamo amici. Giusto? Non ti fidi di me?”

Lo guardai per 5 secondi lunghissimi. Come facevo a rispondergli sì quando le mie sensazioni mi urlavano che mi mentiva. Sentivo che aveva un’altra donna ma lui continuava a negare.

“Certo che mi fido. Solo che questo è il mio lavoro. La mia unica vita. Lasciamela vivere come voglio. Almeno questo.”

“Ok, scusa. Eccole. Te le lascio. Non c’è bisogno che cambi serratura. Allora che ci fai qui a quest’ora? E perché non rispondevi?”

“Ho messo il silenziatore e la segreteria perché mi stavo occupando di un caso importante e non volevo distrazioni.”

“Però quella distrazione è qui al tuo fianco.”

 Indicò la mia bottiglia di Amaretto di Saronno. L’unica forza che mi teneva compagnia nei momenti di solitudine, tristezza e poca voglia di vivere. Forse stavo iniziando ad abusarne. Non lo so.

“Sì, ho bevuto solo un bicchierino per fare pausa e staccare il cervello.”

“Di cosa si tratta? Di quale caso ti stai occupando?”

“Niente. Un caso come altri. Omicidio.” “ Senti è ora che torno a casa. Ho voglia di lavarmi e andare a letto.”

“…E mangiare anche, no? Ci scommetto che non hai cenato? Giusto?”

“Sì, ma non importa. Sono troppo stanca.”

“Dai ti offro un boccone da qualche parte …”

“No, lascia stare. Vado a casa.”

“Ok, allora vado. Buona notte piccola.”

Mi diede un bacio sulla guancia e uno sulla fronte. Uscì salutandomi con un sorriso timido. Sapeva essere così maledettamente dolce e convincente, che mi mandava in confusione!

Presi le mie cose. Spensi le luci e chiusi la porta. Salì sulla mia moto senza voltarmi. Dritta verso casa. Non avevo notato che Matt, nascosto, mi stava osservando con un sguardo serio. Quasi minaccioso.

La mattina dopo uscì presto come mio solito. Erano solamente le 06:30. Mi piaceva andare al bar a fare colazione lungo il lago. Con la calma e la pace che solo le luci di prima mattina ti donava.

Una volta finito. Mi alzai e andai a fare una camminata. Mi ritrovai proprio in via Firenze. Inizia a pensare alla ragazza. Alla violenza subita. Chiusi gli occhi e cercai di immaginarmi la scena. Come se fossi lì anch’io. Non era facile per me stare lì a guardare. Rividi tutto come Carlo mi aveva descritto. Non riuscì ad avere intuizioni. Aprì gli occhi e mi guardai attorno. Cercando un qualcosa. Una prova. Un segno. Ma nulla. Studiai le direzioni. Le vie. Il luogo. Ma ero davvero in un vicolo cieco. Mi misi seduta sulla panchina che dava sul lago. C’era un venticello perfetto. Soffice e fresco. Decisi di rimanere lì ancora per un po’. Erano solamente le 07:30. Avevo ancora un’oretta prima che Carlo arrivasse e mi “riempisse di compiti”. Ad un certo punto vidi una coppia sedersi su una panchina poco più in là della mia e lo vidi. Matt era con una ragazza. Lo sapevo che c’era un’altra. Lo sapevo. Il sangue lo sentì bollire dalla rabbia. La mia temperatura corporea si stava alzando di un livello esagerato. I pugni iniziai a stringerli forti. Per poco mi ferivo da sola con le mie stesse unghie. Non bastava colpirmi al cuore lasciandomi dopo che per anni mi aveva riempito con i “Ti amo” “Ti amerò per sempre” “Ti sposerò e avremo dei figli” “Non ti lascerò mai” e cazzate varie. No! Doveva anche guardarmi negli occhi e pugnalarmi alle spalle con i suoi occhi dolci!

Erano seduti. Parlavano. E lui le teneva la mano. A volte le accarezzava il viso, come per consolarla. Poi la abbracciò. Ma niente di più. Niente baci o toccatine. Niente coccole da innamorati. Ma si notava che c’era interesse reciproco.

“Maledetto mascalzone! Appena ti becco da solo, ti faccio vedere io chi prendi per il culo!”

Lei la vedevo solo di spalle. Aveva lunghi capelli castano chiaro. Magra. Pelle chiara. Poi si girò dalla mia parte. Non guardava me ma verso di me. La vidi. Era giovane. Avrà avuto 22/23 anni. Doppiamente mascalzone! Se l’è scelta anche pischella! Non riuscivo più a stare lì. Dovevo andarmene. Presi la mia borsa, il mio casco e salì in moto. Incazzata, molto incazzata. E ferita come non mai.

Mi feci un giro molto lungo in moto. Dovevo sfogare il tutto ed era tanto da buttare fuori.

Arrivai in ufficio prima di Carlo, alle 08:20. Chiusi la porta del mio ufficio sbattendo. Mi sedei. Tenevo la testa fra le mie mani. Guardavo la scrivania. Guardavo il vuoto. E pensavo e ripensavo agli ultimi anni della mia vita. Un disastro. Un dolore dopo l’altro. E poi lui con quella lì. Chi sarà mai? E poi perché cercarmi sessualmente se stai frequentando un’altra? Doppio faccia di merda. Doppia vita. Doppia donna. I miei pensieri furono interrotti dal bussare alla mia porta. Era Carlo.

“Buon giorno donnina!”

Vide la mia faccia e capì. Non era un buon giorno.

“Cosa ti ha fatto ancora?”

Lo disse stanco e innervosito allo stesso tempo. E io parlai.

“Cosa? Ha un’altra e scopa anche te?” “ Ma io a questo gli metto le mani addosso!”

Era incazzato. Ma seriamente. Era rosso in faccia. Era fuori di sé.

“Stai tranquillo. Basto io a stare male e a volerlo menare.”

Ci fu un attimo di silenzio. Ci guardavamo con occhi di chi sta pensando come fare a risolvere questo problema. Cioè “lui” nella mia vita.

“Dai adesso basta parlarci via telepatica. Pensiamo al lavoro. Allora mi devi dire o aggiornare di qualcosa?”

“Ok, come vuoi … Volevo solo dirti che stamattina passa Lucia in ufficio. Vuole conoscerti e parlare con te di sua sorella. Vuole sapere chi si occuperà di lei. E …”

Sentimmo la porta dell’ingresso chiudersi.

“Penso che sia lei.. Vado a vedere.”

Ci mise un minuto ed entrò.

“Sì, è lei. Posso farla entrare?”

“Sì, certo.”

Eccola la prima parte. Rileggendo il testo ho notato che ho fatto degli errori stupidi di grammatica e anche degli errori di “tempi di scene”. Forse anche per questo che è stato rifiutato. Sono una sbadata. Imparerò a fare più attenzione! Sbagliando si impara!

Grazie per l’attenzione! Buona serata. Buoni sogni e buona notte!

Baci Sonia

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. novecentomilaepiu ha detto:

    sii tenace…e vedrai che raggiungerai l’ambito traguardo.
    Ciao e buon w.e.

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  2. Sonia C. ha detto:

    Grazie mille!!!Di sicuro non mi arrendo😎😎😎

    "Mi piace"

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